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Un invito all'arte contemporanea

Personalmente non mi sembra che gli eventi dellarte contemporanea, intendendo con tale termine non la Grande Arte, quella legata al sistema dei media e alle sue mitologie collettive, bensì quella locale, cioè prodotta ed esibita sul territorio, provochino di norma grandi aspettative o eccitazioni. Vi è talvolta un certo affollamento alle inaugurazioni (anche per via di parenti ed amici) ma un segnale più autentico lo forniscono i giorni successivi, assai più rarefatti in termini di visitatori, ed il ricordo dellevento nei mesi a seguire, che risulta in genere pressoché nullo.

Questo naturalmente da un punto di vista esteriore, ovvero sociale. Per quanto concerne lesperienza interna di ognuno, qualche indicazione si può forse trarre dai commenti che in tali occasioni si riescono a carpire, soprattutto in contesti un poco al riparo dallusuale strato di cortesia (leggi anche ipocrisia) che avvolge e rende fluido il nostro vivere sociale. Ho spesso sperimentato come, andati via lartista o altre personalità alle quali si preferisce magari fornire una certa immagine da iniziato, i commenti dei presenti rivelassero una nettissima prevalenza dellincomprensione, che sovente sconfinava in un sostanziale disprezzo per tutta quanta larte moderna, genericamente identificata con astruserie astratte e trovatine cal sares bon di faa ancje gno nevoot.

Sentimenti temperati soltanto dalla consapevolezza di essere ignoranti in materia, cioè da un timore reverenziale che alla fine non fa che mantenere questo tipo darte entro un asfissiante recinto elitario, che peraltro sembra fatto più di affettazione e conformismo che non di autentica cultura. Tanto per fare un esempio, chi davvero legge, discute o contesta i testi ed i discorsi che accompagnano le esposizioni? Qui la risposta è univoca: nessuno, anche perché, prima di Internet, gli spazi per questa discussione nemmeno esistevano, se non in ipotetici cenacoli esclusivi dei quali credo siamo perfettamente autorizzati a non interessarci.

Tuttavia ritengo che molti disinteressati potrebbero cambiare atteggiamento, o modalità di partecipazione, se sapessero che l'arte moderna è davvero, nel suo spirito più profondo, aperta a tutti: forse una sola cosa accomuna davvero i tortuosi percorsi dei vari movimenti ed avanguardie che si sono succeduti e sovrapposti in questi ultimi centocinquanta anni, ed è lo spirito di apertura, di dissoluzione delle barriere che ha sempre più caratterizzato una ricerca dove in qualche modo l'errore, la provocazione, la corrosione delle regole del gioco, vengono accettate ad un certo livello come possibili fonti di consapevolezza ad un livello più alto.

Non bisogna lasciarsi ingannare dal fatale processo di neutralizzazione, istituzionalizzazione e sfruttamento commerciale che queste spinte poi subiscono all'interno del sistema, un sistema che, per il proprio funzionamento, richiede esattamente il ripristino delle gerarchie, delle barriere e delle esclusioni appena dissolte: l'arte rimane nella sua essenza uno spazio ludico entro il quale si possono sperimentare livelli di libertà e sincerità (come anche di mistificazione, più o meno ironica) che sarebbero impensabili in altri ambiti dell'agire umano. Forse una sorta di palestra adatta ad allenare qualità come la perspicacia, l'apertura agli altri, l'indipendenza di giudizio, in ogni caso si tratta di uno spazio dal quale nessuno ha realmente ragione di sentirsi escluso, né come attore né come spettatore e dove persino quest'ultima suddivisione può venire tranquillamente messa in discussione, ribaltata o comunque trasformata in maniera creativa.

 

EC

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